Il Mulino del Ghitello

 

 

Il Mulino del Ghitello costituisce il punto di partenza ideale per le escursioni all'interno del Parco. L'edificio ospita il centro visitatori del Parco, la Direzione e due sale che la Fondazione Parco delle Gole della Breggia mette a disposizione del pubblico: la sala del Frantoio e la sala del Centro di Documentazione, nonchè un ristorante. La costruzione, articolata intorno a una corte aperta verso meridione, si trova in corrispondenza di un'ansa della Breggia, un angolo particolarmente suggestivo grazie anche alla rinaturazione del paesaggio fluviale. Il Mulino del Ghitello è attualmente di proprietà della Fondazione Parco della Breggia. Originariamente apparteneva ai fratelli Canova (fu Antonio) e agli Eredi Canova (fu Giovanni).

Il Mulino
L'edificio principale è composto di tre piani. Il locale macine e il buratto si trovano al piano terreno, nell'angolo Nord-Ovest del complesso. Il frantoio, in posizione distaccata, occupa l'angolo Sud-Ovest. Si tratta di una costruzione antica, risalente all'inizio del XVII secolo; sulla trave che fungeva da supporto alle macine è incisa la data 1606 (la trave è stata rimossa in occasione del restauro e conservata nei locali della Fondazione), recentemente si è scoperta la stessa data incisa su un supporto in pietra che funge da base per la struttura di uno dei mulini. Il ponte del Ghitello, che era posto appena a monte dell'edificio, è documentato nel 1560 (archivio Torriani, Comuni e Pieve di Balerna, anno 1576, marzo 23 n. 64).

Il Mulino comprendeva macine per il granoturco, il frumento, altri cereali (segale, orzo, grano saraceno) e le castagne. Disponeva inoltre di un frantoio per la torchiatura di noci e semi di lino. L'attività del frantoio è cessata nel 1950 mentre quella del Mulino nel 1961.

Il fiume Breggia è caratterizzato da una portata poco costante, con variazioni notevoli in caso di piogge dovute in gran parte alle caratteristiche carsiche del bacino imbrifero. L'antica roggia in pietra e muratura aveva una lunghezza di ca. 210 metri e attingeva l'acqua da un piccolo bacino di accumulazione costruito per ovviare alla penuria d'acqua nei periodi di magra. Il quantitativo d'acqua prelevata era di 220 m3 (secondo il Catasto delle Acque Pubbliche 1894-96. La caduta era di 2.70 m per il mulino e di 0.40 m per il torchio. Il diritto d'acqua si è estinto nel 1976. 

La meccanica
Il Mulino era dotato di tre ruote del diametro di 2.20 m (spessore 0.40 m). Originariamente le ruote erano in legno (secondo il Catasto delle Acque Pubbliche del 1894-96). Oggi sono in ferro con raggi di legno (una ruota ha ancora il perno in legno). Le tre macine del Mulino (1.30 m di diametro), provenienti da Inverigo in Brianza, garantivano una produzione giornaliera massima di circa 3-4 quintali di farina. Vi era inoltre il frantoio con una ruota del diametro di 1.30 m (spessore 0.60 m). La forza utilizzata (secondo il Catasto delle Acque Pubbliche 1894-1896) era di 5.60 cavalli dinamici per il Mulino e di 0.80 cavalli dinamici per il frantoio.

Le macine del mulino come si presentano oggi.

Sono tuttora esistenti gli ingranaggi in legno e metallo per la trasmissione del moto (una ruota dentata sul perno della ruota idraulica trasmette il moto al perno verticale che sostiene la ballerina o macina superiore), il soppalco, le casse con le macine, la tramoggia. Buratti ne esistono due: il primo è collegato con la ruota motrice; il secondo dispone di ingranaggi e cinghia per il trasporto del macinato. Frantoio: sono esistenti gli ingranaggi in metallo per la trasmissione del moto e la macina orizzontale collegata al perno verticale.

Note:

  • I villaggi serviti dal mulino del Ghitello erano: Balerna (con le frazioni di Bisio, Sant'Antonio, Pontegana), Castel San Pietro (Gorla e Obino), Morbio Inferiore, Novazzano, Vacallo (San Simone, Pizzamiglio, Roggiana), Salorino (Cragno una o due volte l'anno). 
  • Presso il torchio (in parte smontato e trasportato nel Malcantone) esiste un forno non più utilizzato da molto tempo.
  • La roggia che collega il mulino con il frantoio è stata coperta con macine non più utilizzate.
  • Tra i collaboratori per la manutenzione e il funzionamento del Mulino figuravano la ditta Mandelli di Balerna (per il metallo), il signor Angelo Corti di Balerna per il legno e gli ingranaggi in legno e il signor Vella per le scanalature delle macine (1-2 volte l'anno).

L'ultimo mugnaio del Ghitello, in un'immagine ripresa negli anni '50 e la pila ancora presente nel locale di macinatura.

(2008, 2012)

AllegatoDimensione
400 anni di storia del Mulino.pdf18.07 KB

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